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La nuova isola del tesoro

Osamu Tezuka

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È il 1947 quando il giovane studente di medicina Osamu Tezuka, dopo aver pubblicato strisce e storie a puntate sulle riviste dell’epoca, esordisce con il suo primo libro. Si intitola La nuova isola del tesoro, e malgrado conquisti un pubblico vastissimo, il giovane Tezuka non è soddisfatto. Aveva consegnato al suo editor una storia di duecentocinquanta pagine e se ne ritrova tra le mani una da centonovanta: sessanta tavole sono state tagliate di netto e i disegni sono stati maldestramente rimaneggiati. Dopo questo mal digerito successo, Tezuka andrà avanti con la sua sfavillante carriera, dimenticandosi questo libro. Ma quando, sul finire degli anni Settanta, il suo editore gli chiede di realizzare una collana di tutte le sue opere, Tezuka non può più ignorare questo fantasma del suo passato. Le tavole originali, però, sono perdute e le edizioni pubblicate anni addietro sono stampate molto male. La soluzione è una sola: ridisegnare interamente la storia, usando il vecchio albo come traccia e, soprattutto, aiutandosi con la sua prodigiosa memoria visiva. Rinasce così una storia di incredibile dinamismo, nella quale le disavventure di un gruppo di naufraghi e un’orda di pirati alla ricerca di un tesoro nascosto sono solo un pretesto per lanciarsi in inquadrature e tagli di montaggio che avrebbero pesantemente influenzato il cinema d’animazione (e non solo). Arricchiscono questa edizione il diario che Tezuka tenne tra il 1946 e il 1947 e una prefazione in cui l’autore racconta la travagliata storia editoriale di questo capolavoro perduto e il modo in cui è stato riportato alla luce.