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Nel bosco del nostro splendore

Ciro Fanelli

Rizzoli Lizard

"Sono tornato qui dopo un po' di anni passati all'estero, in una grande città. Come tutti quelli che partono, mi ero illuso che questo posto sarebbe rimasto identico, fedele ai miei ricordi. In realtà, qui tutto è cambiato, come le mie abitudini. Sono tornato in un luogo dove ho troppo poco. Giusto qualcosa, ma chissà se è abbastanza."

Ciro ha quasi quarant'anni e di motivi per andarsene dal suo paese ne aveva parecchi. Primo fra tutti, lasciarsi alle spalle un'adolescenza passata in ospedale e segnata dal diabete. Ora che la vita l'ha costretto a ritornare, non gli resta che riconciliarsi con il luogo simbolo della sua infanzia: il monte che monte non è.

Per arrivare in cima a quella strana collina che sovrasta il borgo, si segue un sentiero che si snoda tra un bosco di querce, olmi e pini. All'ombra di quegli alberi, vivono funghi, rospi e una miriade di ragni e insetti: un'orchestra di rami, zampe e radici nella quale Ciro si addentra ogni giorno, scoprendo un legame sempre più profondo tra le origini del suo male e i segreti di quell'angolo di natura.

Nasce così una storia d'amore sui generis, un'autobiografia che si sporca di finzione per dare voce a una realtà indicibile. Un libro in cui parole e immagini scavano per riesumare il cuore della nostra rabbia bambina, della nostra irriducibile innocenza.